Milano, 17 settembre 2024, inizio della fashion week. Nei mesi successivi tutte le boutique d’Italia (e del mondo) acquisteranno e esporranno nei loro negozi i capi visti in quelle sfarzosissime sfilate. Gucci, Fendi, Balenciaga, Givenchy sono solo alcuni degli innumerevoli brand che si possono vedere addosso alle persone per le strade di Milano in quella settimana, persone che o per passione o per lavoro popolano e colorano la città e danno l’illusione di una moda che in realtà concretamente sulle strade non si vede quasi mai.

Facendo questa premessa non voglio togliere a Milano l’appellativo di “città della moda”, anzi rafforzarlo, ma voglio far riflettere su qual è effettivamente la “moda” in questione. È davvero quella che vediamo sulle passerelle? Girando a Milano in qualsiasi zona, da San Siro fino a piazza Duomo, si vedono ragazzini con jeans da 500€, tute sportive da più di 1000 e borselli di pelle da 2000. “Com’è possibile?” vi starete chiedendo, ma la risposta è a dir poco banale:

CONTRAFFATTO

Prima di analizzare la situazione attuale però dobbiamo fare un passo indietro: cosa si intende per contraffatto? Ecco la definizione presa dal dizionario:

“Imitato o alterato a scopo fraudolento”

Partendo da quest’ultima possiamo facilmente capire come la contraffazione in Italia sia un reato e pertanto è ILLEGALE sia l’acquisto che la vendita di tali prodotti. D’altra parte il contraffatto ad oggi è facilmente reperibile in Italia e il suo mercato è più attivo che mai.

Chiarito ciò, facciamo una veloce analisi dei brand in voga nel 2025 in un contesto esemplare per le ultime tendenze giovanili: la discoteca. L’outfit all’ultima moda del 2025 comprende vestiti principalmente Dsquared2, Louis Vuitton, Gucci e, per i più audaci, Philipp Plein. Come detto in precedenza la maggior parte di questi saranno contraffatti. Fin qua tutto normale direte voi: ognuno cerca l’articolo che preferisce, in qualche modo riesce ad ottenerlo e lo indossa. D’altra parte si sa: contraffatti o originali, i brand di lusso sono sempre sinonimo di grande stile.

Ma quindi

che cosa mi ha spinto ad affermare che il contraffatto controlla la moda?

La stranezza in questa situazione apparentemente normale sorge non nel brand del capo in sé, utile solo ad alzare la probabilità che il capo sia contraffatto, ma nel tipo di capo. Mi spiego meglio con un esempio: io entro in una discoteca con un mio amico che ha una maglietta nera Dsquared2 contraffatta, ma nel corso della serata lo perdo e inizio a cercarlo. Con le luci colorate non distinguo bene la faccia delle persone, ma noto una maglia Dsquared2 nera e gli tocco la spalla pensando di aver trovato il mio amico, ma non è così e questa cosa succede 3 o 4 volte, perché?

Per rispondere mettiamoci nei panni di un normale ragazzo che vuole comprare una qualsiasi maglietta Dsquared2 perché ha visto andare di moda. Per prima cosa guarderà sul sito di Dsquared2 e scoprirà con orrore che le magliette vanno dai 180€ ai 300€, meglio lasciar perdere. Allora chiede ai suoi amici una “versione economica” che gli consigliano di scrivere a una pagina Instagram. La pagina effettivamente ha magliette Dsquared2 che costano 50€, ma c’è un problema: è disponibile solo un modello (verosimilmente ad oggi parliamo del modello “Be ICON Cool T-shirt”). Non va bene, quel modello non gli piace, ma allo stesso tempo vuole ancora una maglietta Dsquared2, allora chiede ad altri suoi amici che gli consigliano altre pagine e link sparsi per il web, ma si ripresenta sempre lo stesso problema: il modello della maglietta è SEMPRE E SOLO QUELLO.

Il ragazzo, sconsolato, comprerà QUELLA maglietta.

Il mercato del falso, pertanto, crea una sorta di “omologazione” estetica, dove non c’è spazio per la personalizzazione, ma solo per la ripetizione dello stesso stile, imposto dal basso. La moda, intesa in questi termini, non è più una questione di creatività o di espressione individuale, ma di appartenenza a un gruppo che si riconosce in un simbolo: il logo di un brand noto, ma contraffatto.

Facciamo esempi concreti e attuali:

  • 2022, Giacca Blauer: da Milano a Napoli si trovava contraffatta solo la versione “WAVE”.
    VISTO E RIVISTO
  • 2024, Giacca Canada Goose: nell’area milanese si trovava contraffatta solo il modello “Bomber Chilliwack” e “Parka MacMillan”.
    VISTO E RIVISTO
  • 2024, Philipp Plein: nonostante le fantasie siano centinaia, si vedono solo le varianti “skull”, “snake” e “logo”.
    VISTO E RIVISTO

Ovviamente questi sono esempi estremi, di brand che davvero sono stati importati con il contagocce che, però, rendono bene il concetto di “un solo e unico modello”.


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